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JOSEF ALBERS: UN OMAGGIO AL QUADRATO

11 giugno 2018 - Arte e cultura
JOSEF ALBERS: UN OMAGGIO AL QUADRATO

È stata presentata il 18 maggio 2018  alla stampa la mostra Josef Albers in Messico, a cura di Lauren Hinkson, Associate Curator, Collections, Solomon R. Guggenheim Museum, allestita negli spazi espositivi della Collezione Peggy Guggenheim dal 19 maggio al 3 settembre 2018

La direttrice Karole Vail ha salutato i giornalisti e gli ospiti presenti, introducendo l’esposizione, ringraziando la curatrice, il Museo Solomon R. Guggenheim, dove la mostra è stata precedentemente ospitata, e la Fondazione Anni e Josef Albers, le due istituzioni da cui provengono la maggior parte delle opere oggi esposte.  “Siamo felici di poter ospitare un’esposizione così luminosa, in un momento particolarmente favorevole per la riscoperta di un aspetto ancora poco noto della produzione di Albers, ovvero la sua fotografia, messa in relazione alle architetture precolombiane del Messico. Inoltre ci è sembrata un’ottima occasione per esporre a Palazzo Venier dei Leoni tre sculture precolombiane appartenenti alla collezione di Peggy Guggenheim ”.

La direttrice ha poi sottolineato l’importante mission del museo, ovvero quella di educare, ricordando i tanti appuntamenti aperti al pubblico legati al Public Programs della mostra. Ha poi preso la parola Lauren Hinkson, che ha rimarcato l’importanza della figura di Albers, “senza dubbio tra i più poliedrici artisti e pensatori del XX secolo, che per la sua arte ha tratto ispirazione da innumerevoli fonti”. Il suo primo viaggio in Messico risale al 1935, in questa occasione l’artista viene a contatto con la magnificenza delle forme architettoniche dei siti archeologici della Mesoamerica. Poco dopo scriverà all’amico Vasily Kandinsky, con cui insegnò al Bauhaus, “il Messico è senz’altro la terra promessa dell’arte astratta”.

“Questa mostra intende mettere in evidenza proprio questi legami” afferma la Hinkson “tra le forme visive astratte dei dipinti di Albers e le architetture precolombiane. Albers ha sempre sostenuto, nell’arco della sua carriera, che la sua arte doveva “aprire gli occhi”. Così oggi ci auguriamo che questa esposizione possa aprire gli occhi del pubblico, che invitiamo a prendersi del tempo nelle sale espositive, immergersi nella luce che penetra dalle finestre aperte su Venezia, e scoprire quegli aspetti ancora poco noti della vasta produzione dell’artista, comprese appunto, fotografie e foto-collage, qui allestite come una sorta di “collage cinematografici”.

Artista, poeta, teorico, professore di arte e design prima al Bauhaus a Dessau, poi a Berlino, e successivamente, una volta trasferitosi negli Stati Uniti nel 1933, al Black Mountain College e all’Università di Yale, durante la sua lunga carriera Albers ha lavorato con diverse tecniche, dalla pittura all’incisione, dall’arte murale all’architettura.

Insieme alla moglie, l’artista Anni Albers, viaggiò spesso in Messico e in altri paesi sudamericani, tra il 1935 e il 1967, visitando i siti archeologici della Mesoamerica, area in quel momento al centro di un rinato interesse nei confronti dell’arte e la cultura precolombiane. Durante le sue visite, l’artista realizzò centinaia di scatti in bianco e nero raffiguranti piramidi, templi, santuari, e raggruppando insieme immagini multiple, stampate in diverse dimensioni su fogli di cartone. Ne risultano fotografie e foto-collage, oggi in mostra alla Collezione Peggy Guggenheim, che rivelano un approccio senz’altro innovativo, e ancora poco studiato, al mezzo fotografico, sottolineando inoltre l’importanza del tema della serialità che ritorna in tutta la sua produzione artistica.

La Collezione Peggy Guggenheim presenta Josef Albers in Messico, mostra che vuole far luce sul rapporto tra l’arte di Josef Albers (Bottrop, Germania, 1888 – New Haven, Connecticut, 1976) e le forme e il design dei monumenti precolombiani che l’artista ebbe modo di studiare nel corso dei suoi numerosi viaggi in Messico.  A Venezia è esposta una selezione di dipinti giovanili, tele iconiche appartenenti alle note serie “Variante/Adobe” (1947-1952) e “Omaggio al quadrato” (1950-1976), raramente visibili.

 

( foto di MATTEO DEFINA)

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