
”Il teatro di Lindsay Kemp” è il reportage fotografico che Caterina Stiffoni ha realizzato nel 1980 nel back-stage dello spettacolo “Flowers” che la compagnia di Lindsay Kemp ha presentato al teatro Manzoni di Milano. Questa mostra non richiede di essere ammirata, ma attraversata. E’ un reportage sul sottile confine tra persona e personaggio, tra volto e maschera.
Per Caterina Stiffoni l’occasione di incontrare al Teatro Manzoni di Milano il famoso LINDSAY KEMP, coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico che fin dagli inizi degli anni ’60 aveva introdotto nuovi percorsi all’interno del teatro-danza, era un’opportunità unica e irripetibile.
In quei migliori anni ’80 della nostra vita, per citare Renato Zero, Caterina Stiffoni, che era impegnata prevalentemente con la fotografia di interni, volle essere testimone di un momento privato ancor prima di diventare pubblico e volle entrare direttamente nei camerini degli artisti per documentarne la preparazione prima della messa in scena.Tutto il reportage è in bianco e nero perchè rafforza una lettura dettagliata dei soggetti ed elimina il superfluo, asciuga le immagini fino all’essenziale. Le luci scavano i volti, le ombre esaltano i corpi creando un contrasto che richiama molto la fotografia sociale. Caterina Stiffoni non vuole estetizzare gli attori, ma registrarne il fenomeno umano fatto di concentrazione, solitudine. Il reportage segue questa grammatica: non spiega, non guida, OSSERVA, il silenzio del bianco e nero ha un rumore assordante.

Sono ripresi alcuni magici momenti del trucco che mettono a fuoco i dettagli dello spettacolo che verrà, immagini che creano una riflessione culturale e vengono registrati sulle stampe che ora sono presenti in questa sede.

A Caterina Stiffoni, più della messa in scena, interessavano il trucco, le prove di recitazione e di canto, i costumi e le relazioni interpersonali che si creavano insieme allo spettacolo. Vediamo gli attori nel momento del trucco, un viso che guarda nel vuoto e che esalta la concentrazione e la soltudine dell’artista, non si tratta solo di una celebrazione estetica, ma di un’indagine sull’identità umana.
E fu lo stesso Lindsay Kemp a introdurla e presentarla agli altri attori e come dice lei “fu subito empatia e collaborazione”; ingredienti quest’ultimi che ben si possono percepire nelle fotografie esposte in mostra. La naturalezza e la pudica disinvoltura, anche nelle loro nudità, dei protagonisti dello spettacolo, nelle fotografie della Stiffoni diventano testimonianza dello spirito innovativo e rivoluzionario che fin dall’inizio ha sempre accompagnato l’opera di Kemp.
Il “felice lavoro, Caterina” con il quale l’attore regista commentò le immagini di Caterina fu la giusta e gratificante risposta che l’autrice aspettava.
Nella mostra sono esposte 22 opere, rigorosamente scattate in analogico bianco e nero che, nonostante le critiche condizioni di luce, ben sanno restituisci l’atmosfera dell’evento.

Cavallerizza – Centro della fotografia italiana dal 20 febbraio al 23 marzo 2026,

IL PROFILO DI CATERINA STIFFONI
Nasce a Venezia, dove già in età giovanile si occupa di arredamento d’interni. Si trasferisce a Milano nel 1965. Collabora per alcuni anni con lo studio fotografico del marito. Nel 1977 con l’architetto Graziella Giuliani apre uno studio di interior design, realizzando abitazioni e negozi a Milano e Roma. Tra i progetti più significativi, la realizzazione di uno spazio interno per la Scuola Materna di Porto Ercole (Gr) commissionato dal Comune di Monte Argentario nel 1979.Dal 1982 ha lavorato come stylist per l’industria del mobile, occupandosi di pubblicità con l’agenzia STZ (Lorenz orologi, B&B, Sisal tappeti, The Brige) e realizzando cataloghi per alcuni dei maggiori marchi del settore (Porro, Boffi cucine, Riva, Mobilgirgi, Bassetti). Ha collaborato con numerose testate d’arredamento e non (Interni, La Mia Casa, Brava Casa, Gap Casa, Casa Idea, Grazia Bricolage, Bella, Amica, Famiglia Cristiana) realizzando servizi fotografici su case, piccole industrie artigianali e oggettistica per la casa. Appassionata di cucina e abile cuoca, ha scritto per le riviste A Tavola e Artù, e ha condotto una personale ricerca sulla storia della cucina dal Medioevo al Rinascimento. Nel 2016 pubblica per Contrasto” Storie in cucina”, con foto di Gianni Berengo Gardin.
( foto nel titolo di Toni Thorimberg)
UNA BREVE NOTA SU LINDSAY KEMP ( 1938 -2018)
Lindsay Kemp è stato un pilastro del teatro d’avanguardia, capace di fondere mimo, danza, danza contemporanea e teatro kabuki in uno stile unico e fiammeggiante. È considerato uno dei maestri che ha trasformato l’estetica del rock anni ’70.
Punti chiave della sua carriera
- Mentore di icone: È stato l’insegnante di danza e movimento di David Bowie. Fu proprio Kemp a insegnare a Bowie l’arte del mimo, influenzando profondamente la creazione del personaggio di Ziggy Stardust. Collaborò strettamente anche con Kate Bush.
- La Lindsay Kemp Company: Fondata negli anni ’60, la sua compagnia divenne famosa nel mondo per spettacoli onirici e provocatori come Flowers (ispirato a Jean Genet), Sogno di una notte di mezza estate e Salomè.
- Il legame con l’Italia: Kemp scelse l’Italia come sua casa elettiva, stabilendosi a Livorno. In Italia ha insegnato a generazioni di artisti e ha continuato a produrre opere fino alla sua scomparsa nell’agosto 2018.
Cinema e Stile
Oltre al teatro, Kemp è apparso in film cult come The Wicker Man e Velvet Goldmine. Il suo stile era inconfondibile: volto dipinto di bianco, trucco pesante e una gestualità drammatica che definiva “una celebrazione dei sensi”.
Ecco le sue esibizioni e produzioni più significative in Italia:
- I Grandi Spettacoli Storici
Queste sono le opere che hanno consacrato il suo mito nelle tournée italiane tra gli anni ’70 e ’90:
- Flowers (Pantomima per Jean Genet): Il suo spettacolo più iconico, che portò in Italia diverse volte (celebre la rappresentazione al Teatro Manzoni di Milano dove Caterina Stiffoni scattò le foto della presente mostra). Era un mix scandaloso e poetico di mimo e danza.
- Sogno di una notte di mezza estate: Una versione onirica e sensuale del classico di Shakespeare, portata in tour nei principali teatri italiani (come il Teatro Brancaccio di Roma).
- The Big Parade: Un omaggio al cinema muto degli anni ’20, presentato con enorme successo in Italia alla fine degli anni ’80.
- Alice: Ispirato a Lewis Carroll, uno spettacolo visivamente abbacinante che ha toccato molte città italiane.
- Duende: Un’opera dedicata alla poetica di Federico García Lorca.
- Le Ultime Esibizioni e l’Eredità (2015–2018)
Negli ultimi anni di vita, pur non potendo più reggere ritmi frenetici, Kemp ha continuato a calcare le scene italiane con performance più intime:
- Kemp Dances (Inventions and Reincarnations): Uno dei suoi ultimi tour (visto al Teatro Brancaccio e al Teatro Goldoni di Livorno), dove reinterpretava i suoi personaggi classici, come l’Angelo o il frammento “Ricordi di una Traviata”.
- L’Angelo: Una delle sue performance soliste più commoventi, spesso presentata come parte di serate di gala o festival di danza.
- Luoghi Simbolo in Italia
- Livorno: La sua città d’adozione. Qui ha lavorato spesso al Teatro Goldoni, dove in dicembre 2025 è stata inaugurata una targa in suo onore.
- Roma: È stata una delle sue basi artistiche principali, con frequenti workshop e spettacoli al Teatro Brancaccio e collaborazioni con l’Accademia Nazionale di Danza.
- Torino: Grazie alla collaborazione con Assemblea Teatro, ha realizzato mostre e performance fin dagli anni ’70.

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