
Dal 5 marzo 2026 a Milano, al Castello Sforzesco, ha aperto la nuova GALLERIA ANTICO EGITTO, un ritorno molto atteso che restituisce alla città una delle collezioni più affascinanti del patrimonio civico, con un allestimento ampliato, suggestivo e contemporaneo. In mostra circa 330 reperti tra sarcofagi, amuleti, papiri, bronzetti, vasi canopi e stele che raccontano la storia millenaria dell’Egitto dal IV millennio a.C. al V secolo d.C.
C’è un momento preciso in cui il tempo smette di scorrere e diventa spazio. Succede varcando la soglia del Cortile della Rocchetta, al Castello Sforzesco, dove Milano ha smesso di invidiare Torino. La nuova Galleria ANTICO EGITTO non è solo un’esposizione di reperti, è una mutazione genetica della pietra.
La nuova sala, progettata dall’architetto MARKUS SCHERER si ispira alla sala ipostila dei templi egizi: vetrine monumentali a tutta altezza diventano colonne espositive, creando un ambiente solenne e coinvolgente.
Materiali, luci e spazi sono stati studiati per restituire ai reperti il loro contesto originario: pietra di Brera, superfici scure, vetri extra chiari e una luce calibrata, progettata dallo Studio FERRARA PALLADINO LIGHTSCAPE, creano una penombra avvolgente e suggestiva che esalta ogni dettaglio.
LA LUCE COME ARCHITETTURA INVISIBILE
Se l’allestimento disegna i percorsi, la luce di Ferrara Palladino decide cosa dobbiamo ” sentire “. Non è un’illuminazione da “vetrina”, didascalica e piatta. È un gioco di sottrazioni. Gli architetti della luce hanno lavorato come archeologi dell’ombra, isolando i sarcofagi dal buio con una precisione chirurgica.
- Il contrasto drammatico: Le sculture non sono investite da un bagliore diffuso, ma accarezzate da fasci stretti che ne esaltano la porosità del basalto e la levigatezza del granito.
- La temperatura del sacro: Per le sale dedicate al culto dei morti, lo studio ha scelto tonalità calde, quasi a mimare la luce delle torce nei cunicoli della Valle dei Re, senza però mai tradire la leggibilità scientifica del reperto.
- La micro-illuminazione: All’interno delle teche, la tecnologia LED scompare. La luce sembra emanare dagli oggetti stessi, come se l’oro delle maschere funerarie avesse conservato il calore del sole di Luxor per quattromila anni.

STATUETTA FUNERARIA DI IMENMES “INCANTATORE DI SERKET” ( MEDICO SACERDOTE, SPECIALISTA NEL TRATTAMENTO DI MORSI DI RETTILI E ARACHIDI VELENOSI) – LEGNO STUCCATO E DIPINTO. NUOVO REGNO, XIX DINASTIA, REGNO DI RAMESSE II, ca. 1279 – 1213 a.C.- STATUA PROVENIENTE DALLA SUA TOMBA NEL VILLAGGIO DI DEIR EL-MEDINA, A TEBE OVEST
UN ALLESTIMENTO CHE RESPIRA
Il percorso è un’ascesa. Si parte dal peso della terra – le statue colossali, le stele che sembrano ancora ancorate al limo del Nilo – per arrivare alla leggerezza dei papiri che rendono i Faraoni terribilmente umani.
L’allestimento non urla, sussurra. Le strutture di supporto sono ridotte all’osso, quasi trasparenti, lasciando che siano i geroglifici a parlare. È un’eleganza milanese applicata alla metafisica egizia: meno orpelli, più sostanza.
“Non abbiamo illuminato oggetti, abbiamo dato voce al silenzio che li circonda,” sembrano dire le ombre proiettate sulle pareti del Castello.
Milano vince la sua scommessa più difficile: integrare due mondi lontanissimi. Il Castello Sforzesco non è più solo la casa degli Sforza, ma un ponte sospeso tra il Ticino e il Nilo. Merito di una regia luminosa che ha capito una verità fondamentale: per vedere davvero l’antico, serve il coraggio di lasciare qualcosa nell’oscurità.

MODELLO PER SCULTORE CON BUSTO DI SOVRANO CON CORONA BLU ( KHEPERESH) – CALCARE IV – III SECOLO a.C. – LA FIGURA E’ REALIZZATA SECONDO IL CANONE ANTICO – EGIZIANO DELLA RAPPRESENTAZIONE PIANA: TESTA DI PROFILO, OCCHIO E SPALLA FRONTALI.
FILOSOFIA DEL PROGETTO “LUCE DAL BUIO”
Il concept si basa sull’idea di far emergere gli oggetti dal buio delle sale del Castello, evocando l’atmosfera del ritrovamento archeologico.
- Contrasto Luminoso: Si utilizza un elevato rapporto di contrasto tra l’oggetto illuminato e lo sfondo scuro per focalizzare l’attenzione del visitatore.
- Integrazione Architettonica: I corpi illuminanti sono ridotti al minimo impatto visivo, nascosti nelle nicchie o integrati nelle teche.

SARCOFAGO ESTERNO E MUMMIA DI PEFTJAUAUIASET Legno di sicomoro XXV-XXVI Dinastia, ca. 712-525 a.C. Da Tebejpg
- Temperatura di Colore: Prevalentemente calda (3000K), ideale per esaltare le tonalità dell’arenaria, dei sarcofagi lignei e dei papiri.
- Resa Cromatica (CRI): Indice di resa cromatica elevatissimo (Ra≥95), fondamentale per percepire le sottili variazioni dei pigmenti originali.
- Assenza di Radiazioni UV/IR: Fondamentale per la conservazione preventiva, evitando il degrado termico e fotochimico dei materiali organici.

LE SOLUZIONI PER LE TECHE
Il cuore della collezione è ospitato in vetrine dove la luce è gestita con precisione millimetrica:
- Micro-proiettori orientabili: Utilizzo di spot miniaturizzati con ottiche variabili per modellare i volumi delle statuette e dei vasi.
- Sistemi a binario miniaturizzato: Permettono la massima flessibilità nel posizionamento dei punti luce in base alla rotazione dei reperti.
- Luce diffusa dal basso: In alcuni casi, pannelli luminosi alla base delle teche creano un effetto di “galleggiamento” dell’oggetto.
GESTIONE E CONTROLLO
L’impianto non è statico, ma dinamico e intelligente.
Protocollo DALI: Consente la dimmerazione (regolazione dell’intensità) puntuale di ogni singolo apparecchio, garantendo i livelli di illuminamento (Lux) richiesti dalla sovrintendenza per i materiali più sensibili (come i papiri, solitamente limitati a 50 lux). Solo gli apparecchi per l’illuminazione generale possono essere dimmerati attraverso il DALI. Tutti gli altri apparecchi presentano un potenziometro remoto o a bordo che ha consentito un fine tuning durante le fasi di puntamento. Attraverso una pulsantiera DALI è però possibile richiamare scenari differenti, preconfigurati in accordo con la committenza.
Ottiche di Precisione: Impiego di lenti sculptor e sagomatori per evitare dispersioni luminose e “sbavature” sulle pareti delle sale. I proiettori impiegati hanno delle prestazioni ottiche eccellenti che hanno consentito di realizzare un’illuminazione precisa e confortevole, senza l’impiego di accessori particolari. Le ottiche impiegate sono spot e flood in base alla destinazione d’uso.

L’ILLUMINAZIONE ACCENDE LA STORIA EGIZIA
L’effetto finale trasforma il percorso sotterraneo del Castello in un viaggio quasi onirico, dove la luce non è solo uno strumento funzionale, ma la guida che conduce il visitatore attraverso i millenni.

LA STATUA DEL FARAONE AMENEMHAT III RINVENUTA NEGLI SCAVI DI MEDINET MADI NEGLI ANNI TRENTA
TUTTE LE IMMAGINI SONO RICAVATE DALLA ” CARTELLA STAMPA : GALLERIA ANTICO EGITTO”

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