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IL LED OMAGGIA IL NEON

4 Marzo 2019 - Arte e cultura
IL LED OMAGGIA IL NEON

La Galleria Cardi di Milano presenta una mostra personale del leggendario artista minimalista americano Dan Flavin. La mostra è organizzata in collaborazione con l’Estate di Dan Flavin ed è accompagnata da un catalogo illustrato che include un saggio dello stimato critico d’arte italiano Germano Celant.

 

Nel corso dell’ultimo ventennio la luce,  il concetto di luce, la tecnologia della luce sono molto cambiati  e assistere a questa rivoluzione, dal punto di vista percettivo ed  estetico, è stato davvero affascinante. La reazione degli addetti ai lavori, architetti, progettisti, designer che ne riflettono e ne trasmettono il valore, ha portato a percepire la luce come valore assoluto, oggi la luce è VALORE CULTURALE. Anche il pubblico, come utente, si è emancipato  perché ogni giorno  è esposto ad un numero esorbitante di applicazioni quali palazzi, giardini, chiese, fontane: ciò che era considerato visivamente elemento architettonico oggi, valorizzato dall’illuminazione,  è considerato ARREDO  URBANO.

La mostra di Milano  su Dan Flavin è una buona , bellissima idea  perché nelle stanze della Galleria Cardi ritorna a brillare la personalità di opere scultoree realizzate con quelle lampade fluorescenti che con l’arrivo del LED sono diventate “ storiche”.

Questa mostra è come una festa di compleanno, ci ricorda che stiamo cambiando, ma non ci deve far paura, anzi ci porta ad uno sguardo positivo  sulle cose che ci circondano, ci apre angoli luminosi sul presente.

L’artista americano Dan Flavin (1933-1996) è riconosciuto a livello internazionale per le sue installazioni e opere scultoree.

La mostra di Milano presenta quattordici opere luminose dalla fine degli anni ’60 agli anni ’90 che mostrano l’evoluzione di oltre quattro decenni delle ricerche dell’artista sulle nozioni di colore, luce e spazio scultoreo.

Nell’estate del 1961, mentre lavorava come guardia presso l’American Museum of Natural History di New York, Flavin iniziò a realizzare schizzi per sculture che incorporavano luci elettriche. Più tardi quell’anno, tradusse i suoi schizzi in assemblaggi, che chiamò “icone”, che accostavano le luci a costruzioni di Masonite dipinte di un colore solo.

Nel 1963, rimosse completamente il supporto rettangolare e iniziò a lavorare con le sue lampade fluorescenti.

Nel 1968, Flavin espanse le sue sculture ad ambienti grandi come una camera e riempì un’intera galleria di luce ultravioletta a Documenta 4, Kassel (1968).

Flavin negava sempre con enfasi che le sue installazioni scultoree di luce avessero alcun tipo di dimensione trascendente, simbolica o sublime, affermando: “È quello che è e non è altro“. Sosteneva che le sue opere fossero semplicemente luce fluorescente che rispondeva a uno specifico ambiente architettonico. Usando la luce come mezzo, Flavin è stato in grado di ridefinire il modo in cui percepiamo lo spazio pittorico e scultoreo.

IMMAGINI ( OPERE E INSTALLAZIONI)
© 2018 Estate of Dan Flavin / Artists Rights Society (ARS), New York
Courtesy Cardi Gallery, Milan – London
Photo credits: Carlo Vannini

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