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LA BARCA INVISIBILE E IL MURO DI LATTINE… E UN TOUR NOTTURNO ALL’UNIVERSITÀ STATALE DI MILANO

2 Maggio 2026 - Comunicazione visiva, Design, Arte e cultura
LA BARCA INVISIBILE E IL MURO DI LATTINE… E UN TOUR NOTTURNO ALL’UNIVERSITÀ STATALE DI MILANO

La MATERIA è il primo gesto del progetto di INTERNI per il FUORISALONE di Milano.. È sostanza e visione, tecnica, memoria e possibilità. Attraverso la MATERIA prendono forma gli spazi, si costruiscono relazioni, si anticipano futuri. Da questa consapevolezza nasce MATERIAE, la nuova edizione dell’attesissima mostra-evento di INTERNI, il magazine di interior e contemporary design del Gruppo Mondadori, diretto da Gilda Bojardi, che torna protagonista del FuoriSalone 2026 dal 20 al 30 aprile, trasformando Milano in una piattaforma internazionale di ricerca e sperimentazione progettuale

 

INTERNI: MATERIAE
Attraverso questa geografia diffusa, INTERNI MATERIAE costruisce un’esperienza che va oltre la dimensione espositiva per diventare un atto culturale condiviso, un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del progetto contemporaneo e sul ruolo della materia come strumento di connessione tra innovazione, responsabilità e immaginazione.

L’Università degli Studi di Milano, l’Orto Botanico di Brera, Audi X Zaha Hadid Architects a Portrait Milano, Eataly Milano Smeraldo e Urban Up | Unipol in De Castillia 23 diventano così i poli di una narrazione che coinvolge oltre 50 architetti, designer e aziende nazionali e internazionali, provenienti da più di 10 Paesi, chiamati a interpretare la materia non come semplice sostanza, ma come linguaggio del progetto e strumento di relazione tra spazio, corpo, tempo e società.

Cattura STATALE

“La nostra mostra-evento esplora la materia non solo come elemento costruttivo, ma come principio creativo e culturale da cui tutto prende forma”, spiega Gilda Bojardi, direttore di INTERNI. “Il significato latino di Materiae ispira un percorso multidisciplinare che riunisce architetti, designer e artisti, con progetti che fondono naturale e artificiale, tradizione e innovazione, tecnologia e intelligenza artificiale. Fondamentale è anche il sostegno delle aziende, del settore e non solo, che permettono di realizzare opere orientate alla ricerca, alla sperimentazione e a un futuro più sostenibile. I materiali diventano così strumenti di narrazione, memoria e innovazione, dando forma a progetti corali capaci di immaginare nuove possibilità per il mondo che verrà”.

Installazioni, mostre tematiche e microarchitetture firmate da alcuni tra i più importanti protagonisti della scena mondiale – tra cui Zaha Hadid Architects, BIG – Bjarke Ingels Group, Snøhetta, AMDL CIRCLE e Michele De Lucchi, Paola Navone, Alessandro Scandurra, MAD, Piero Lissoni, Wu Bin, accanto a nuove voci della ricerca progettuale – danno vita a un racconto corale che attraversa arte, architettura, design, tecnologia e scienza

Cattura. STATALE

L’ANIMA DI UNA BARCA
Dimenticate il rumore dei cantieri e il peso dell’acciaio che morde l’onda. Nel Cortile del ’700 della Statale, Piero Lissoni non mette in scena una barca: mette in scena un’intenzione. “UN_Material” è un gesto atletico di sottrazione, una volata solitaria contro il vento del già visto. È il Sanlorenzo che decide di spogliarsi, di scendere dal podio della materia per correre la sua regata più difficile: quella della trasparenza.

 

Cattura. barca salone università

 

LO SCAFO  NUDO
Se il design fosse una finale dei cento metri, Lissoni sarebbe lo sprinter che corre senza scarpe, fiero della sua leggerezza. Quello che brilla sotto il sole di via Festa del Perdono è un simulacro in scala 1:1, una silhouette che sembra disegnata dal vento prima ancora che dal CAD. Non c’è vetroresina, non c’è opulenza da banchina vip. C’è solo la geometria pura di un’idea che sfida la gravità del Chiostro, portando il mare dentro l’accademia con la grazia di un tuffo sincronizzato perfetto.

IL CORPO A CORPO CON IL VUOTOttraversare la passerella di “UN_Material” è come camminare sul filo di un tie-break infinito. Sei dentro e fuori contemporaneamente. Lissoni gioca con le trasparenze come un tennista di classe gioca con le righe: millimetrico, spietato, elegantissimo. Lo sguardo attraversa lo scafo e ritrova l’architettura circostante, in un dialogo che non è scontro, ma una danza di pesi piuma. La barca diventa un filtro, un diaframma che cattura la luce milanese e la restituisce purificata da ogni eccesso.

In un mondo che urla per farsi notare, Lissoni sceglie il silenzio dei grandi campioni. “UN_Material” è il manifesto di una nautica che ha smesso di voler possedere l’orizzonte per provare finalmente a diventarne parte. Non è un oggetto, è un battito di ciglia.

Vince per distacco, senza nemmeno bagnarsi. Perché la vera vittoria, in questa Milano che non si ferma mai, non è arrivare primi, ma restare sospesi.

IL TUNNEL DI LATTINE
Se pensavate che il destino di una lattina fosse solo quello di finire nel cestino dopo un sorso frettoloso, non avete fatto i conti con la caparbietà del design che non butta via niente. All’ombra dei chiostri, ecco spuntare la “House of Polpa”: ventimila pezzi di alluminio messi in fila con la disciplina di una falange oplitica, o forse di un muro difensivo schierato per proteggere il risultato a tre minuti dalla fine.

Cattura STATALE

Ventiottomila cuori di metallo. Non chiamatela “montagna di rifiuti”. Questa è ingegneria del recupero, un corpo a corpo con l’alluminio che ha la precisione millimetrica di un colpo di biliardo. Ventimila lattine che, invece di finire nel tritacarne della discarica, hanno deciso di fare squadra, di darsi il braccetto per sollevare una struttura che sfida la gravità e il buon senso. È il catenaccio applicato alla sostenibilità: una barriera densa, argentea, che luccica sotto il sole milanese come la maglia metallica di un gladiatore dell’era green.

La materia che si rigenera. Qui il gesto atletico è tutto nella pazienza. Mettere in piedi questi tunnel di latta è stato come preparare una maratona: un passo dopo l’altro, barattolo dopo barattolo. Il risultato è una micro-architettura che ti costringe a riflettere su quanto valore sprechiamo ogni volta che apriamo una bibita. Entri nel perimetro e senti il respiro del metallo; è un’opera che non cerca la carezza, ma lo scontro frontale con la nostra pigrizia quotidiana.

Il verdetto. La “House of Polpa” vince per ko tecnico contro lo spreco. È un’installazione che non ha bisogno di effetti speciali o di algoritmi complicati: le basta la forza bruta dei numeri e la testardaggine di chi crede che il futuro non si inventi, ma si recuperi. Un monumento alla resistenza che ci ricorda una verità scomoda: nel grande campionato del pianeta, non c’è più spazio per chi resta a guardare dalla tribuna.

Si gioca ogni palla, fino all’ultima lattina. E questo muro, statene certi, non lo abbatte nessuno.

Il nostro breve tour  in pieno sole della Statale si chiude qui, tra pixel, barche invisibili e muri di latta. Ora ci fermiamo per un caffè (in tazzina di ceramica, s’intende) in attesa del prossimo match – fuorisalone.

Cattura STATALE

 

IL COLORE DELLA NOTTE ALL’UNIVERSITA’ STATALE
C’è un momento preciso, tra l’ultimo rintocco del pomeriggio e il primo respiro della sera, in cui l’Università Statale smette di essere un tempio della dottrina e diventa un teatro di sogni elettrici. È lì, sotto le arcate del Filarete, che la mostra di Interni abbandona la concretezza dei materiali per farsi pura emozione. Se di giorno le installazioni sono volumi, di notte diventano presenze.

Cattura STATALE

LA METAMORFOSI DEL CORTILE D’ONORE
L’occhio di chi entra non ha scampo: viene rapito da un corpo a corpo tra la pietra secolare e la tecnologia più spinta. Non è solo illuminazione, è regia della luce. I maestri della progettazione quest’anno hanno lavorato di fioretto, non di sciabola. Niente abbagli gratuiti, ma un sapiente gioco di sottrazioni:

Cattura. STATALE

IL SILENZIO DEI CHIOSTRI
Mentre fuori il Fuorisalone corre, urla e si mette in mostra, dentro la Statale si consuma un rito più intimo. La luce guida il visitatore come un filo d’Arianna attraverso i cortili minori, dove il design si fa sussurro. È un’esperienza che richiede passo lento. Qui la luce non invade lo spazio; lo accarezza, rivelando angoli della facciata che il sole solitamente nasconde.

“La sera in Statale è l’ultimo baluardo del design che sa ancora stupire senza bisogno di gridare. È la bellezza che si specchia nel buio.”

OLTRE IL VISIBILE
Perché siamo andati anche di sera, quando cala il sole? Perché è l’unico momento in cui il confine tra ciò che è storico e ciò che è avanguardia svanisce del tutto. Le ombre lunghe delle colonne si mescolano ai profili futuristici dei padiglioni, creando un’illusione ottica che è la vera cifra di questa Design Week.

Non è solo una passeggiata, è un esercizio di meraviglia. E alla fine, uscendo verso via Festa del Perdono, resta addosso la sensazione che LA LUCE, in fondo, sia il materiale da costruzione più prezioso di tutti. Perché è l’unica capace di dare anima alla materia.

Cattura. STATALE

IMMAGINI ( DALL’ALTO): SAVERIO LOMBARDI VALLAURI – ALEXANDRA G.