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LA LUCE QUALE STRUMENTO DI LETTURA BOTANICA E SPAZIALE

2 Giugno 2026 - Lighting Project
LA LUCE QUALE STRUMENTO DI LETTURA BOTANICA E SPAZIALE

Luce e verde urbano: progettare l’identità notturna degli spazi pubblici. Parchi, viali alberati e giardini aperti al pubblico sono parte integrante del progetto della luce urbana. Con Francesca Smiraglia, light designer, vediamo come illuminarli senza forzature, tra sicurezza, percezione e identità notturna.

 

testo di Alexandra Griotti

Quando si parla di luce per gli spazi pubblici si pensa spesso, prima di tutto, a strade, piazze, percorsi pedonali, facciate, attraversamenti, elementi architettonici. Ma la città vissuta è fatta anche di verde: alberature lungo i viali, parchi urbani, giardini pubblici, corti interne aperte alla fruizione, aree esterne di hotel, musei, ristoranti, luoghi dell’ospitalità e della cultura. Spazi in cui la luce non garantisce solo sicurezza e orientamento ma contribuisce alla qualità dell’esperienza urbana.
Illuminare il verde, però, non significa semplicemente puntare un proiettore su un albero o rendere visibile un’aiuola. Significa leggere la struttura di un luogo, capire il rapporto tra percorsi, soste, architetture e vegetazione, decidere che cosa rivelare e che cosa lasciare in ombra.

Cattura ALEX

 

LA LUCE COME PROGETTO DELLO SPAZIO PUBBLICO
È un tema che Light Sign affronta con Francesca Smiraglia, light designer, che guarda al verde non come a un fondale da illuminare ma come a una materia viva. “La luce, in questo processo, non deve dominare né spettacolarizzare: deve accompagnare, rivelare, suggerire. Deve lasciare spazio all’ombra, al movimento, al mistero.”

Il tema diventa ancora più delicato quando si passa dal giardino privato allo spazio pubblico. In un parco, la luce assume una responsabilità collettiva: deve orientare, rendere leggibili i percorsi, garantire sicurezza e accessibilità, controllare l’abbagliamento, contenere i consumi e rispettare le normative. Ma questo non significa rinunciare alla qualità percettiva. “Un parco illuminato bene non è semplicemente un luogo ‘visibile’ di notte: può diventare un paesaggio da attraversare, un’esperienza urbana, un modo per restituire qualità e identità a una parte della città.”

MENO LUCE, PIÙ QUALITÀ PERCETTIVA
La progettazione illuminotecnica, quindi, non si esaurisce nel posizionamento degli apparecchi. Richiede una lettura complessa del luogo: punti di vista, percorsi, aree di sosta, relazioni tra architettura e vegetazione. Uno degli errori più frequenti, secondo Smiraglia, è pensare che illuminare significhi aumentare la quantità di luce. Al contrario, il verde ha bisogno anche di buio. “Troppa luce appiattisce le piante, cancella le ombre, riduce la profondità e produce un effetto artificiale.”

Cattura. ALEX

TECNICHE, TEMPERATURA E MOVIMENTO
Oggi la tecnologia LED è la soluzione più utilizzata per piante, vialetti, arredi ed elementi architettonici esterni, ma la sorgente è solo una parte del progetto. Contano ottiche, potenze, aperture di fascio, schermature, controllo dell’abbagliamento e temperatura di colore. Smiraglia predilige luci calde, tra 2200 K e 3000 K, più morbide e meno invasive, ma senza dogmi: in alcuni casi una luce più neutra può valorizzare qualità materiche specifiche, come i toni grigio-argento dell’ulivo.

La luce diventa così uno strumento di lettura botanica e spaziale. Può valorizzare la verticalità di un albero, la corteccia di un tronco, la trasparenza di una chioma, la vibrazione delle graminacee, la profondità di una siepe. “Una pianta illuminata bene non dovrebbe sembrare esposta in una vetrina, ma rivelata dentro il suo paesaggio.”

Cattura ALEX

Controluce, luce radente e proiezione dal basso non sono effetti intercambiabili: servono a costruire silhouette, texture, profondità e trasparenze diverse. Ma nel verde il progetto non può chiudersi sulla carta: la luce va provata, corretta, calibrata in notturna. “È proprio lì che il progetto prende forma: quello che ho immaginato sulla carta comincia a concretizzarsi attraverso gli apparecchi, le ottiche, le temperature di colore e i prodotti scelti.”

Anche il movimento entra nel progetto: foglie, rami e chiome cambiano sotto l’effetto del vento, e una luce laterale, radente o in controluce può trasformare questa variazione in parte dell’esperienza.

In questa idea di luce c’è una misura precisa: non illuminare tutto, non trasformare il paesaggio in spettacolo permanente, ma costruire una percezione notturna in cui sicurezza, orientamento e atmosfera convivono. Come sintetizza Smiraglia: “Mi interessa una luce capace di rivelare il verde senza addomesticarlo: una luce che accompagna la crescita, il movimento, le ombre e il mistero, lasciando che il giardino resti un organismo vivo.”

 

Cattura ALEX 4 LA DESIGNER

CHI E’ FRANCESCA SMIRAGLIA

Francesca Smiraglia è lighting e product designer, laureata in Disegno Industriale al Politecnico di Milano, dove si è specializzata in progettazione illuminotecnica e product design. Dal 2016 lavora come consulente per aziende del lighting, studi di architettura, clienti privati e spazi collettivi. È docente di Lighting Design presso NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

 


FOTOGRAFIE: 1 Evening_tao su Magnific 2.e 3: A.Griotti. Foto iniziale AI