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L’ARCHITETTO DELLA LUCE CHE CANCELLA LE OMBRE

1 Ottobre 2019 - Lighting Project, Architettura
L’ARCHITETTO DELLA LUCE CHE CANCELLA LE OMBRE

A tu per tu con il lighting designer architetto SUSANNA ANTICO, cui da alcuni mesi è stato assegnato  lo IALD –  AWARD OF EXCELLENCE, che si interroga sull’illuminazione del domani e sul ruolo dell’oggi del lighting designer, non per fare previsioni ma per provare a cancellare le ombre su una professione che ha il ruolo di produrre idee nuove che ci portano verso la città smart del futuro.

 

Per Susanna Antico parlare di luce è una passione prima che professione. In Italia il mondo dell’illuminazione viaggia a due velocità in un cielo pieno di nubi. Da una parte ci sono i progettisti del sistema architettonico che  rappresentano il baricentro della struttura operativa, i più di dimensioni internazionali,  e sono perfettamente inseriti e allineati  a tutti i mutamenti tecnologici.  Dall’altro lato ci sono professionisti e studi che pur strutturati, preparati e pieni di idee rispetto ai competitor anche europei, rappresentano dei “ germogli “ che fanno fatica a sbocciare e inserirsi nello scenario attivo, insomma del grande business, di cui la luce è UNO  o IL cardine dell’estetica, della comunicazione, del mondo aperto che abbiamo intorno.

ANVERSA - LA CATTEDRALE 2018

ANVERSA – LA CATTEDRALE 2018

“La nuova analisi urbana tra mondo fisico e digitale non può tralasciare il linguaggio della luce che rappresenta la semantica dell’innovazione. Una piazza, un parco, un monumento realizzati da un archistar, sempre più direttore d’orchestra, lasciati senza l’illuminazione, di notte e in moltissimi casi anche di giorno, sono opere mute, paradossalmente come ai tempi di Bernini, Michelangelo. Se oggi l’architettura è un progetto aperto, allora il direttore d’orchestra deve lasciare spazio a tutti i componenti della squadra.”

ANVERSA – LA CATTEDRALE 2018

E i lighting designer non fanno parte di questa squadra del progetto, non danno ufficialmente un contributo che si sposa al successo finale, non diciamo applauso.

“Ciò che sto portando avanti è un’esplorazione di una nuova visione del progetto. Voglio dire, ogni progetto deve essere collaborativo non monocromatico. Se l’ingegnere ha un proprio ruolo assegnato e mette la firma, anche noi lighting designer facciamo parte di quel team che deve porre la propria firma. Un progetto viene battezzato dall’architetto, ma credo che oggi si devono evidenziare tutti i contributi  da cui è nata l’opera o, più semplicemente, anche una ristrutturazione.”

L’esperienza professionale internazionale e nazionale tra Belgio, Milano e Stati Uniti, docenze (guest  professor  presso il KASK a Gent, in Belgio) in  lighting design, la presidenza di APIL ( Associazione Professionisti lluminazione) premi diversi tra cui l’ultimo IALD appena assegnato, non solo ci fanno capire che Susanna Antico non vuole un ruolo da solista nell’orchestra della progettazione, ma sta cercando  di creare tracce per iniziare un viaggio in una metropoli aperta che poi è il mondo stesso.

ANVERSA – LA CATTEDRALE 2018

Nella progettazione della luce in Italia non ci sono segregazioni aprioristiche tra aziende, multinazionali, studi di architettura, aziende produttrici di apparati e apparecchi per il lighting, ma non è difficile  trovare anomalie del tipo che il progettista dell’illuminazione viene interpellato dai progettisti dell’opera, fornisce il suo studio e tutto il resto e poi viene considerato un semplice professionista che emette fattura e finisce tutto lì.

Dice Susanna Antico, sorseggiando un caffè,  “Ritengo che l’accettare passivamente un ruolo così secondario e anonimo, ci danneggi sia come professionisti che come industria e che sia venuto il momento di tentare un nuovo approccio. In Italia non abbiamo un ALBO Ufficiale per la nostra professione di Lighting Designer, (in realtà in nessuna parte del mondo esiste un ALBO, per altro gli Albi in generale sono fortemente osteggiati dalla Comunità Europea),  ma abbiamo cultura tecnologica per superare i cosiddetti primi della classe nei progetti singolari e a più mani. E mi riferisco non solo alle aree esterne pubbliche o private, ma a tutto il vastissimo mondo dell’illuminazione di interni quali uffici, grattacieli, aree commerciali, stazioni ferroviarie, musei, chiese, metropolitane…insomma dalla casa all’infrastruttura dove le vicende critiche sono molte… e potrei andare avanti. L’illuminazione oggi, in questi luoghi chiusi ha raggiunto  un altissimo livello professionale e purtroppo, non sono in molti a capire come analizzare il problema per cambiare il modo in cui progettare l’illuminazione di uno spazio”.

“In molti Paesi la cultura architettonica ricompone fratture professionali. Nel senso che all’estero non sono tutti fratelli e sorelle, ma  fra accademia e business non si avvertono fratture insormontabili. Si pensa e si lavora con un mix di rigore tra  informazioni, creatività, tecnologia, nella maggioranza dei casi, insomma si collabora e si firma tutti insieme l’opera e l’intervento. Non sto teorizzando, sto pensando ad una  sinfonia cinetica per meritare non solo un elogio professionale, ma all’analisi del  valore aggiunto apportato dalla luce  con il giusto compenso economico ai tempi di  esecuzione, alla qualità del lavoro.

I media internazionali sono ricchi di progetti e realizzazioni complessi. Nei dati tecnici riportati si trova spesso un elenco dettagliato di nomi e competenze di coloro che hanno creato l’opera, e non è solo una formalità legale.”

BATTAGLIERA ALTA , TORINO – CASCINA RANVERSO – 2018

In APIL, di cui Susanna Antico è il Presidente, da tempo sta spingendo, soci, amici, collaboratori e le aziende produttrici stesse a riconsiderare la figura del lighting designer quale elemento centrale di una complessa grammatica comunicativa. Un testo che APIL ha definito “ LA CARTA DELLA LUCE “ verrà presto diffuso in tutto l’ambiente architettonico progettuale, aziende  produttrici comprese, e ci si augura in una diffusione veloce e capillare  del suo contenuto.

“ E’ verosimile che questa nostra sfida importante arrivi e tocchi tutti coloro che disegnano spazi, siano essi architetti, ingegneri, web designer e tutti quei progettisti di grandi aziende produttrici di apparati di illuminazione, perché progettare un sistema lighting non è mai una “ cosa a sé stante” è un processo di collaborazione dialettico e non un momento creativo isolato”

 

 


Credit: immagini di Anversa di Benno van den Bogaert

 

 

 

 

 

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