
All’ingresso della mostra di Picabia a Palazzo Reale di Milano…mi ritrovai in una selva oscura…ma la diretta via era segnata dalla luce del lighting designer Marco Miglioli. Eccoci con Francis Picabia, il poliedrico artista che ha saputo trasformare la notte in un giorno di luce. Interessante e molte pertinente il titolo della mostra: PICABIA. APRIRE LE PORTE DELLA NOTTE.
Milano accoglie la pittura e il pensiero di Francis Picabia non attraverso una celebrazione monumentale o un’esposizione accademica e rassicurante, bensì mediante uno scontro cromatico e percettivo di straordinaria intensità. La scelta allestitiva adottata per questa importante retrospettiva milanese costituisce, già prima che lo sguardo possa posarsi sulle singole opere, una vera e propria dichiarazione di poetica curatoriale.
Il percorso espositivo si sviluppa come un viaggio nel mondo di Picabia, esplorando le forze che hanno plasmato la sua vita personale e artistica: l’amore passionale, la danza, la musica, le sue origini spagnole, l’esperienza della guerra e la sua convinzione nel valore della creazione collettiva. Il titolo, “Picabia. Aprire Le Porte Della Notte” evoca un passaggio attraverso le diverse ore della notte, ciascuna corrispondente a un tema dell’immaginario dell’artista. Per Picabia, infatti, la notte rappresentava un modo per intensificare l’esperienza dell’esistenza.

Entrare nello spazio espositivo significa immergersi in una dimensione notturna, quasi sotterranea, in cui le pareti – tinte di toni caldi ma estremamente scuri, dal grigio lavico al nero fumo, fino a blu notte densi e assorbenti, un total look progettato da Francesca Fornasari e dalla grafica signficativa e molto identificatica di Luca Ladiana – azzerano ogni riferimento spaziale tradizionale. In questa penombra profonda, quasi teatrale, la luce magica di Marco Miglioli non si limita a illuminare le tele: le colpisce, le isola e le accende attraverso un sistema di illuminazione ad altissima definizione e brillanza, creando un contrasto stridente che evoca tanto la sacralità barocca del chiaroscuro caravaggesco quanto la fredda ipnosi di una scena teatrale contemporanea.

QUANDO LA LUCE FISSA IL CAOS
L’allestimento si presenta come una vera e propria architettura dell’attenzione. L’uso del fondo scuro assolve a una duplice funzione teorica e percettiva:
- L’Annullamento del Contesto Architettonico: Lo spazio fisico dei locali scompare. Il Visitatore viene privato dei consueti punti di riferimento perimetrali; le pareti non sorreggono i quadri, ma sembrano inghiottirli, lasciando galleggiare le tele nel vuoto.
- L’Esaltazione Cromatica: La luce direzionale – brillante, focalizzata, priva di sbavature diffuse – agisce sulle opere di Picabia come un reagente chimico. I pigmenti delle tele turchini e i rosa carne fino ai neri e ai toni pastello dei controversi dipinti degli anni Quaranta, esplodono con una brillantezza quasi violenta. In questa direzione l’intervento del lighting designer Marco Miglioli fa in modo che il visitatore si senta partecipe di un teatralità inaspettata e si chieda DOVE SONO FINITO?.
La pittura di Picabia non chiede di essere contemplata in pace; chiede di essere subita o decifrata come un lampo nella notte.
Questa scelta luminotecnica trasforma l’atto della fruizione in un’esperienza drammatica. Se nei musei tradizionali la luce diffusa garantisce una lettura uniforme e riposante, qui l’illuminazione spinge l’occhio a concentrarsi in modo quasi ipnotico sul dettaglio: la materia grassa della pennellata, la stratificazione dei segni, l’incredibile precisione geometrica dei suoi ingranaggi umani. Nell’incontro, Marco Miglioli ci ha detto:
“ Se il buio è il filo conduttore dell’intera mostra, ogni sala è caratterizzata da un colore e da un’illuminazione diversi, poiché rappresenta un distinto momento della notte di Picabia.
Molti reperti, costituiti da carte, acquarelli o tele provenienti da importanti musei, sono stati esposti sotto particolari condizioni di umidità, illuminamento e qualità cromatica della luce. Si è rivolta quindi grande attenzione all’osservanza di questi valori.
In alcune sale la temperatura di colore della luce varia leggermente per adattarsi sia ai colori di fondo delle pareti che all’atmosfera (a volte fredda e inquietante, a volte accogliente, a volte sognante) che si respira attraversando gli spazi.
Le opere sono state illuminate da uno a tre apparecchi d’illuminazione contemporaneamente, posizionati sia per evitare e minimizzare riflessioni velanti, abbagliamenti diretti o indiretti (anche per la presenza di numerosi specchi e la bassa luminosità degli spazi) sia per illuminare le opere immaginando, insieme alla curatrice della mostra, l’atmosfera particolare in cui posizionarle.
La luce artificiale dei proiettori diffusivi che illuminano l’ultima sala è stata progettata per armonizzarsi con quella del sole che filtra attraverso le tende rosate delle grandi finestre del palazzo.
Per l’illuminazione totale della mostra sono stati utilizzati 178 proiettori, un soffitto composto da 60 lampade controllate singolarmente e circa 40 metri di profili luminosi. “

IL DIALOGO TRA MATERIA E BAGLIORE
Il percorso espositivo trae enorme vantaggio da questa tensione luminosa, specialmente nel passaggio tra le diverse fasi evolutive dell’artista francese.
Nelle opere del periodo Dada (i celebri ritratti ) la luce brillante esalta la freddezza del tratto e la purezza delle linee. Il soggetto sembra riflettere la luce dell’ambiente, creando un cortocircuito visivo tra l’oggetto dipinto e l’illuminazione espositiva. Il contrasto con la parete scura conferisce a queste opere un’aura quasi sacrale, trasformando i segni e i disegni di Picabia in icone profane di una modernità nevrotica.

LA SERIE DEI TRANSPARENCES (TRASPARENZE)
È tuttavia nella sezione dedicata ai Trasparenze (anni ’20 e ’30) che il binomio “allestimento scuro / luce sfolgorante” raggiunge il suo vertice espressivo. In questi dipinti, in cui volti classici, mani, elementi botanici e figure mitologiche si sovrappongono in velature sottili e spettrali, la luce puntiforme penetra la superficie della tela. Le figure sembrano letteralmente emergere dal fondo buio della parete, come visioni olografiche.” La penombra della sala si fonde con la profondità della tela, creando un effetto di tridimensionalità e sospensione di rara efficacia poetica e concettuale” sottolinea il lighting designer Marco Miglioli.

UNA CRITICA ALLA TEATRALIZZAZIONE
Se da un lato la scelta scenografica garantisce un impatto visivo indiscutibile e un fascino quasi cinematografico, dall’altro lato non si possono tacere alcune criticità di fondo che un’analisi rigorosa deve evidenziare.
- La Iper-Spettacolarizzazione dell’Opera: L’effetto “spotlight” rischia talvolta di sovrastare la complessità concettuale di Picabia, riducendo l’opera a un dispositivo puramente visivo o spettacolare.
- La Perdita del Respiro di Insieme: La forte concentrazione luminosa sui singoli quadri, unita al buio fitto dello spazio circostante, rende faticosa la lettura comparativa tra le opere adiacenti. Il dialogo tra le tele – fondamentale per comprendere i continui e repentini cambi di rotta dell’artista – risulta parzialmente frammentato.
- Riflessi e Superfici: Su alcune tele dotate di vernici particolarmente lucide, l’intensità della luce artificiale crea inevitabili punti di abbagliamento che costringono il visitatore a continui spostamenti per trovare l’angolo di visione corretto.

IL BAGLIORE DELL’ERESIA
Al netto delle inevitabili riserve sulla teatralità dell’allestimento, la mostra di Francis Picabia a Milano si conferma un evento di primissimo ordine. La scelta di contrapporre un ambiente cupo e tenebroso a una luce vivida e chirurgica si rivela, in ultima analisi, un’efficace metafora della vita e dell’arte dello stesso Picabia: un artista che ha vissuto nell’ombra del dubbio e della provocazione, capacissimo però di scagliare sulla storia dell’arte del Novecento bagliori d’ingegno accecanti e irreversibili.
L’allestimento e l’illuminazine di tutta la MOSTRA milanese non si limitano a mostrare Picabia, ne mettono in scena il mistero, obbligando il visitatore/spettatore a uscire dall’apatia di una visione quotidiana per immergersi in una notte ricca di rivelazioni luminose, grazie, ancora, all’intervento di Marco Miglioli.

CHI E’ PICABIA
Nato a Parigi ( 1879 – 1953 ) da padre spagnolo e madre francese, Francis Picabia visse e lavorò tra Parigi, New York, Barcellona, Zurigo e la Costa Azzurra, entrando in contatto con alcune delle principali figure dell’arte moderna, tra cui Marcel Duchamp, Gertrude Stein, Pablo Picasso, la danzatrice Isadora Duncan e il compositore Erik Satie. Attraversò liberamente Impressionismo, Fauvismo, Cubismo e Dada, senza mai identificarsi con un unico movimento, affermandosi al contempo come uno dei primi pionieri dell’astrazione, accanto a Wassily Kandinsky e Kazimir Malevich. Ebbe un’intensa vita sentimentale e coniugale. La prima moglie fu Gabriële Buffet (musicista d’avanguardia e figura intellettuale cruciale). Successivamente fu legato a Germaine Everling, per poi sposare Olga Mohler (la governance/governante svizzera dei suoi figli), ma le sue avventure personali, le amanti e i flirt passeggeri non si contano.

Ritorniamo all’arte. Riunendo oltre 170 opere provenienti da prestigiosi musei europei e da importanti collezioni internazionali, la mostra di Milano ripercorre la vita di Francis Picabia attraverso una lettura tematica della sua opera che ne mette in luce le profonde continuità. Tra le opere che scandiscono il percorso della mostra, Salicis (1929), proveniente dal Centre Pompidou di Parigi, introduce il tema della sovrapposizione e della metamorfosi delle immagini attraverso il riferimento al mito di Danae e alla pioggia d’oro. Balance (Equilibrio, 1919-20), dalla Collezione Berardo di Lisbona, esprime invece la riflessione di Picabia sul rapporto tra corpo, movimento e inerzia: gli elementi meccanici, isolati e ingranditi, perdono la loro funzione originaria per trasformarsi in un nuovo vocabolario pittorico.
La mostra si arricchisce inoltre di inediti prestiti della famiglia Picabia e di importanti materiali provenienti dalla Bibliothèque littéraire Jacques-Doucet di Parigi. Tra questi, i tredici “Album neri” di Francis Picabia, tra i nuclei documentari più affascinanti lasciati dalle avanguardie del Novecento, aprono il percorso espositivo: un territorio ibrido in cui ritagli di giornale, disegni, lettere, fotografie, manoscritti, biglietti d’invito, opuscoli e appunti si intrecciano restituendo la complessità della ricerca dell’artista. A questi si aggiunge una preziosa selezione di fotografie rare, corrispondenza, documenti personali e album d’epoca, alcuni dei quali presentati al pubblico per la prima volta.

CHI E’ IL LIGHTING DESIGNER ARCHITETTO MARCO MIGLIOLI – ARCHILIGHT STUDIO
Laureato presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio con i professori Peter Zumthor e Mario Botta, MARCO MIGLIOLI si è interessato alla relazione che intercorre tra luce e spazio costruito e come l’illuminazione possa modificare la percezione e suscitare emozioni.
Ha lavorato in Spagna come illuminotecnico e scenografo per La Fura dels Baus e come architetto presso MiAS Arquitectes. Tornato a Milano, ha approfondito le competenze acquisite prima lavorando in teatro e seguendo Marco Filibeck (allora datore luci del Teatro alla Scala) e successivamente, quale libero professionista, ha collaborato per 12 anni con lo studio Ferrara Palladino Lightscape di Milano.
Ha fatto parte di giurie di valutazione di progetti d’illuminazione legati al patrimonio storico e artistico ed è stato “giurato di merito” per gli IES Awards.
Attualmente è “advisory member” del Comitato Normativo d’Illuminazione per Musei e Gallerie d’arte della IES.
Tra i tanti progetti ed interventi architettonici e di lighting designer evidenziamo: Interno del Duomo di Milano, Museo Poldi Pezzoli Milano, Illuminazione della Croce di Raffaello all’interno delle Sale del Museo Poldi Pezzoli, Aeroporto di Malpensa.
SCHEDA TECNICA
Dal 9 ottobre al 24 gennaio 2027, Palazzo Reale presenta “Picabia. Aprire Le Porte Della Notte”, la più ampia mostra realizzata in Italia dedicata a Francis Picabia (1879–1953), una delle figure più originali e influenti dell’arte del XX secolo. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e co-prodotta da Palazzo Reale e Madeinart, con il patrocinio del Consolato Generale di Francia e dell’Institut Français, la mostra è curata da Anne Berest Picabia, pronipote dell’artista.
Un contributo fondamentale è inoltre quello del Comité Picabia, il cui impegno pluridecennale nella conservazione, nello studio e nell’autenticazione dell’opera di Picabia ha fornito al progetto il suo solido fondamento scientifico.
PHOTO CREDITS: (in testata ) FRANCIS PICABIA – FOTOGRAFATO DA MAN RAY – REDAZIONE LIGHT SIGN – ARCHIVIO COMITE’ PICABIA – PERL COLLECTION – HELEN BAILY MARCILHAC – STUDIO NICAMA – ARCHIVIO PICABIA FAMILY ( in ordine sparso)

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