
Il viaggio da New York per raggiungere Beacon dura circa un’ora. Il treno scivola lento lungo il fiume Hudson e poi a un certo punto si ferma in questo paese piuttosto insignificante. 10 minuti a piedi e si arriva in quello che probabilmente è il luogo migliore per l’arte.
Superbi Richter, magnifici Serra, imprevedibili Sol LeWitt, metafisici Ryman, solo per dirne alcuni, accolgono la passeggiata stupefatta del visitatore.

Quest’anno il piacere è aumentato dalla presenza di due installazioni temporanee. Un’indescrivibile Walter De Maria, indescrivibile tanto è perfetta e purtroppo neanche fotografabile, e una stupefacente installazione di Dan Flavin, presente anche in collezione permanente.

Il sotterraneo dell’edificio della Dia Foundation diventa una cripta illuminata di verde. I piloni che lo sorreggono si fanno colonne. E ovunque si riverbera una luce che d’istinto si ama subito ma poi diventa anomala e stordisce. Il solito miracolo dell’arte che Dan Flavin ci riserva sempre, in ogni sua installazione come quelle della collezione Panza a Varese e non solo.
Il coinvolgimento della luce ci porta lungo un percorso ricco di stimoli che va oltre lo spazio dell’installazione. Un nuovo linguaggio si accende e troviamo altre storie da leggere e da raccontare senza sapere quale sia, alla fine , il significato vero che Dan Flavin ci voleva trasmettere.
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Purtroppo questo grande protagonista della luce per l’arte, anche se ci ha lasciati nel 1996, ancora oggi, nelle numerose installazioni postume, sa trasmetterci impulsi creativi che i LED non ci fanno dimenticare.

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