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ROY LICHTENSTEIN. MULTIPLE VISIONS

7 Maggio 2019 - Comunicazione visiva, Arte e cultura
ROY LICHTENSTEIN. MULTIPLE VISIONS

Il MUDEC di Milano presenta un grande maestro americano e una delle figure più importanti nell’arte del ventesimo secolo: Roy Lichtenstein con la mostra Roy Lichtenstein. Multiple Visions, dal primo maggio fino all’8 settembre 2019.   In mostra circa 100 opere tra prints anche di grande formato, sculture, arazzi, un’ampia selezione di editions provenienti da prestigiosi musei, istituzioni e collezioni private europee e americane  oltre a video e fotografie.

 La mostra evidenzia, attraverso una panoramica sui temi e i generi dell’arte di Roy Lichtenstein, come gli elementi di diverse culture confluiscano nel suo lavoro di decostruzione e ricostruzione dell’immagine, e quindi elaborate in chiave POP con  il suo linguaggio personalissimo: dalla storia della nascita degli Stati Uniti all’epopea del Far West, dai vernacoli e le espressioni artistiche etnografiche degli indiani d’America alla cultura POP esplosa in seguito all’espansione dell’economia mondiale del secondo dopoguerra, dalla cultura artistica europea delle avanguardie allo spirito contemplativo dei paesaggi orientali.

La fascinazione per la “forma stampata”, cioè la riproduzione meccanica come fonte di ispirazione, che è alla base del lavoro di Roy Lichtenstein e che nella sua pittura viene attuata in un percorso che parte da una copia che viene trasformata in un originale, viene presentata in questa mostra nel suo processo inverso: da un’idea originale a una copia moltiplicata.

Una ricerca che l’artista  condusse nel corso di tutta la sua carriera attraverso la stampa e la manifattura, realizzando lavori pensati ad hoc (la realizzazione di una stampa o di una scultura partiva da disegni e studi preparatori, come per i dipinti) e impiegando tecniche e materiali innovativi; una pratica che diventa una forma di espressione artistica e un’estensione della sua visione estetica, costruita metodicamente da Lichtenstein in parallelo alla pittura e di cui la mostra presenta l’evoluzione a partire dai primi lavori degli anni Cinquanta.

LA TERZA DIMENSIONE

 La mostra non è solo la MOSTRA delle opere di Lichtenstein con gli ampi spazi, il piacevole labirinto di sale, salette e saloni che accompagnano il visitatore perché possa leggere i vari codici dell’artista. E’ qualcosa di più.

Si entra e il primo impatto non è quello dato dalla prima opera che si incontra, no. Le luci, i colori delle pareti, i bolli, le righe, i puntini dell’artista ci portano subito NELLE OPERE, da visitatori ci trasformiamo in protagonisti delle opere.

Non inizia la VISITA, inizia un VIAGGIO nella mente scenografia di  Lichtenstein.

L’architetto Corrado Anselmi ha interpretato creativamente gli spazi del MUDEC per rendere un omaggio personale all’artista. La sua spinta innovativa si legge dall’uso bilanciato del colore delle pareti, dalla stretta relazione che ha creato tra luce, grafica, comunicazione scritta.

Il modo di configurare il layout espositivo crea e dà valore alle diverse tipologie degli spazi che si declinano in un Percorso Tematico introverso e monumentale, intimo e con quel glamour tipico del tema complessivo della prima POP ART.

Questo modo di giocare con i colori a campo pieno o scenograficamente distribuiti su pavimento, pareti, soffitto, con la luce che, anche lei, va dal tono pesante al morbido, dal lucido all’opaco, ci fanno viaggiare in una esposizione dove non esistono combinazioni sbagliate.

Sala dopo sala le differenze creano un’espressività nuova dall’aspetto aggiornato, moderno, vivo.

L’arte della visione di Lichtenstein attraverso Corrado Anselmi diventa per noi l’arte della comunicazione.

IL PERCORSO TEMATICO

Ora ENTRIAMO nella MOSTRA, nel suo Percorso Tematico che evidenzia non per date l’evoluzione nel lavoro di Lichtenstein.

Storia e Vernacoli

Negli anni ’50 Roy Lichtenstein perfezionò le tecniche di riproduzione meccanica tradizionali come litografia, acquatinta e incisione che aveva appreso a scuola.  In quell’epoca pre-pop Lichtenstein rivisitava iconografie medievali, reinterpretava opere letterarie americane o dipinti come Washington Crossing the Delaware di Manuel Leutze (c. 1851), ricalcando stili e forme dell’astrattismo europeo e in particolare gli universi di Paul Klee.

Oggetti

La poetica degli oggetti è sicuramente uno dei temi fondanti della pop art. Anche per Lichtenstein gli oggetti di uso quotidiano diventano segni, riprodotti con intenzionale superficialità e con grossolana semplificazione, sono ritratti di “una certa anti-sensibilità che pervade la nostra società”. Il colore dell’oggetto diventa nei lavori di Lichtenstein colore-oggetto: a partire dalle serie “Still Life”, l’elemento colore diventa centrale con un suo valore intrinseco e astratto, aldilà dell’oggetto che avvolge. Prediligendo i colori “fondamentali” e evitando le gradazioni tonali, l’artista ne esalta il carattere percettivo; proprio negli anni ’60, gli studi di cromo-dinamica hanno un ruolo importante nei progetti di industrial design.

Interiors

Il tema dell’oggetto ha per Lichtenstein un’estensione in quello degli Interiors, del 1990, che fa riferimento a un gruppo di dipinti di interni, Artist’s Studio Paintings, realizzati da Lichtenstein tra il 1972 e il 1974; in questi lavori più che gli oggetti e gli arredi, gli elementi più importanti erano delle autocitazioni, cioè dipinti appesi alle pareti, che riproducevano opere precedenti dello stesso Lichtenstein.

La serie di prints degli Interiors precedette i dipinti con lo stesso soggetto e fu realizzata attraverso una combinazione di diverse tecniche di stampa tra cui litografia, xilografia e serigrafia. Gli ambienti interni e il mobilio hanno sempre interessato Lichtenstein, nei suoi primi lavori pop troviamo bagni, tende, stufe, divani.

Action comics

Lichtenstein scoprì la visualità bidimensionale dei comics, pilastro della cultura visiva popolare americana, come fonte di ispirazione e di materiali per la sua arte nel 1961, ma sebbene sia un forte elemento di riconoscibilità della sua arte (con il puntinato tipografico) utilizzò le immagini dei fumetti per pochi anni. Il suo intento era di circoscriverne l’aspetto formale a scapito di quello narrativo, prelevando un singolo fotogramma e ingrandendo l’immagine in fuori scala, imitando “a mano” la tecnica tipografica con cui era stata riprodotta.

Il risultato è un’immagine molto più complessa e potente dell’originale. Le prints con i soggetti dei cartoons, dopo quelle ormai distanti del periodo pre-pop, faranno dire all’artista: “quando sono tornato alla grafica – raccontava l’artista – ho pensato che fosse “l’idea” del pop. Il pop assomigliava a immagini stampate e rimettere in stampa la stampa delle immagini era intrigante”.

I soggetti di riferimento erano tipi di fumetti maschili (guerra e action, immagine dinamica) e femminili (romance, immagine statica). Al sentimentalismo femminile sono contrapposte immagini di guerra e di violenza tratte dai comics maschili, di una violenza certamente edulcorata dalla finalità artistica, ma che attirarono su Lichtenstein l’accusa di replicare un immaginario machista.

La figura femminile

Il tema della rappresentazione della figura femminile nell’arte di Roy Lichtenstein procede in parallelo con le evoluzioni sul tema più generale della donna nel contesto sociale e culturale della società americana tra gli anni 60 e gli anni 90.

Nei primi anni 60 la donna è ripresa dalle pubblicità dedicate alla cura del corpo e della casa, è rappresentata come una casalinga felice in un habitat di benessere materiale, in sintonia con gli stereotipi propagati dal contesto sociale e culturale dell’epoca. Successivamente la rappresentazione della donna passa alle immagini piatte e bidimensionali riprese dai cartoons: una donna idealizzata, pop-platonica, secondo i clichè delle novelle illustrate per teen–agers, dipinta quasi sempre come sognante o in balia di “inquietudini esistenziali”.

Negli anni ’70 avviene un cambiamento nella rappresentazione della donna da parte dell’artista americano, a cui non è probabilmente estraneo l’avvento dei movimenti femministi.  Fino al 1977 la figura femminile quasi scompare dai suoi lavori, per poi riapparire filtrata dalle visioni che ne avevano avuto i maestri delle avanguardie del Novecento, da Picasso a de Kooning al surrealismo.

Le donne riappaiono con immagini da cartoons, che si scorgono solo parzialmente dietro una cortina di riflessi, per diventare tema unico nei lavori del 1994 e 1995 con la serie dei nudi. Qui troviamo donne ritratte in una sfera intima, tra loro, sensuali, che hanno abbandonato l’aura malinconica e sembrano aver sostituito al romanticismo il narcisismo.

Paesaggi

Lichtenstein realizza i primi Landscapes insieme agli ultimi fumetti figurativi. Ovviamente fa riferimento a immagini realizzate da altri piuttosto che alla natura: nei templi greci o in tramonti e albe ha voluto riprodurre non la realtà, ma la sua immagine ripresa dagli sfondi dei cartoon. Intorno al tema del paesaggio Lichtenstein inizia la sperimentazione con materiali innovativi nella riproduzione e utilizza il Rowlux, un tipo di plastica lenticolare che suggerisce un’idea di movimento all’osservatore che le gira intorno. “Questi fogli di plastica erano perfetti per il cielo e l’acqua, due elementi che si muovono e cambiano continuamente davanti ai nostri occhi.

Astrazione

A parte alcuni tentativi di esplorazione dell’astrattismo della fine degli anni ’50, presto abbandonati, coerentemente con lo spirito pop più che all’astrazione come genere pittorico Lichtenstein è interessato a una sua rappresentazione parodistica.

A partire dal 1965 crea alcuni Brushstrokes, opere che riproducono come soggetto isolato una pennellata, gesto archetipico e simbolo romantico della pittura, e ne fornisce, congelando la fluidità del segno, una versione aggiornata ed ironica: il gesto espressionista astratto si trasforma nel suo opposto, un clichè industriale.

Dopo aver affrontato il tema della pennellata nei Brushtrokes degli anni ‘60, Lichtenstein vi torna nuovamente negli anni ‘80 modificando profondamente il suo stile. La pennellata “congelata” si espande e si moltiplica in un segno scomposto, con cui affronta temi d’ispirazione classica come la natura morta e il paesaggio, o reinterpreta opere di grandi maestri, da Van Gogh a de Kooning. Pennellate virtuali e reali sono combinate in un unico lavoro.

Le sculture in bronzo ed in legno che Lichtenstein realizza negli anni ‘80 sul medesimo tema sono il tentativo di rendere tangibile un’idea dandole un peso reale, cioè “dare forma solida a ciò che è invece un gesto momentaneo, di solidificare qualcosa di effimero”.

Nella serie Imperfect, realizzata da Lichtenstein verso la metà degli anni ’80, l’artista riflette sull’astrazione geometrica pura. I lavori sono costituiti da campiture piatte ed intersezioni di linee che fuoriescono dal rettangolo della cornice e alludono alla tridimensionalità. “L’idea è che la linea si può iniziare ovunque per poi seguirla e disegnare tutte le forme nel quadro. Mi interessava questa idea perché sembrava un modo di fare un quadro astratto completamente privo di scopo.”

Maestri del Novecento

A partire dal 1963 Lichtenstein inizia a reinterpretare, basandosi sempre su riproduzioni a stampa, temi tipici e maestri delle avanguardie del Novecento. Non si tratta di un mero citazionismo o della volontà di reinterpretare l’arte del passato ma di una sua decostruzione e rilettura stilistica che riconduce l’immagine ad una dimensione contemporanea.


Roy Lichtenstein. Multiple Visions è curata da Gianni Mercurio e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, per l’ideazione di MADEINART.

La mostra è aperta fino all’8 settembre 2019.

IMMAGINI

foto 1-5-6  area espositiva di Carlotta Coppo

foto 2 – brushstroke. Col.Priv courtesy Sonnabend Gallery NY – estate of Roy Lichtenstein

foto 3 – the couple. the Roy Lichtenstein Found. Coll. – estate of Roy Lichtenstein

foto 4 – crying girl. Col.Priv courtesy Sonnabend Gallery NY – estate of Roy Lichtenstein

 

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